giovedì 25 novembre 2010

intro a margine


Chi lavora con l’Arte non si può accontentare di essere un professionista, di avere imparato un mestiere e saperlo fare nel miglior modo possibile. Chi lavora con l’Arte, a qualsiasi disciplina appartenga, non è mai soddisfatto completamente e non si sazia mai di alcun merito o facile successo. L’inquietudine che lo possiede è inevitabile, come è inevitabile continuare a cercare la risposta a una domanda che non si riesce mai a formulare a se stessi con sufficiente, definitiva, chiarezza. Ma come recita il celebre adagio, “non è la meta a contare davvero, ma il viaggio per raggiungerla”. Ima®gini nasce innanzitutto da questa consapevolezza, e dal bisogno concreto e  insopprimibile che ne consegue: la necessità di percorrere questa lunghissima strada perché solo il cammino permette di crescere, come persone e come artisti.

La prima cosa che sappiamo: non ci si può nutrire solo di se stessi per crescere.
La seconda cosa: l’Arte non è qualcosa di puro.

Per questo la chiave di volta del nostro progetto comune è la contaminazione. L’arte contemporanea in particolare si fonda sull’incontro e lo scontro tra materie differenti, apparentemente persino inconciliabili, perché il suo cibo è la realtà,  spesso la denuncia, raramente l’intimo del suo autore, sterile se fine a se stesso. La sua lingua usa gli alfabeti di Recitazione, Musica, Pittura, Danza, Fotografia, misteriosamente mischiati, con risultati più o meno efficaci, certo, ma pur sempre pregevoli dal momento che tentano di percorrere nuove strade, di comunicare in modo sempre più chiaro il loro Messaggio, mutevole, almeno quanto il pubblico a cui è diretto. Il nostro intento finora è stato quello di superare il divario tradizionalmente attribuito a queste diverse discipline, creare momenti e situazioni in cui la creatività è la chiave privilegiata e indiscutibile di uno scambio effettivo tra gli artisti e il pubblico. I margini di solito sono i limiti, e quale modo migliore di superare il limite che diventare il limite stesso? Senza badare al pericolo che può nascondere la terra incognita, ma anzi traendo da esso lo stimolo per trovare una lingua nuova? In questo senso il margine diventa più che il confine tra due diversità un punto di incontro e confronto, una zona franca in cui non esistono regole già note e preconcetti, ma solo il desiderio di comunicare attraverso un nuovo medium tutto da scoprire.




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